Nuovo piano Ue sui migranti: “Chi rifiuta i collocamenti ora dovrà pagare i rimpatri”

Segnaliamo l’articolo di Giacomo Puletti apparso su Il Dubbio il 24.09.2020:

La Commissione europea ha proposto un nuovo piano su asilo e migrazioni che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe sostituire il trattato di Dublino, definito come “appartenente a un’epoca diversa” dal vicepresidente di palazzo Berlaymont, Margheritis Schinas.

Il piano prevede un sistema di contributi flessibili di solidarietà da parte degli Stati membri, si legge in una nota diffusa dalla Commissione, affinché nessuno Stato abbia una responsabilità sproporzionata nell’accoglienza dei migranti. Ogni Stato avrà la sua quota di migranti e potrà poi decidere come gestirla, in base a tre opzioni.

La prima prevede l’accoglienza delle persone che fanno richiesta d’asilo, facendosene carico nei propri centri e integrandole, in caso di esito positivo, nel proprio tessuto economico- sociale. Se la richiesta non venisse accolta lo Stato dovrà provvedere al respingimento tramite accordi bilaterali con i paesi di provenienza, che negli anni si sono dimostrati molto difficili da ottenere.

La seconda opzione, che è anche la più contestata, prevede che nel caso in cui uno Stato si rifiutasse di accogliere la propria quota di migranti, esso dovrà “sponsorizzare” il futuro dei migranti nel Paese d’arrivo, “fornendo tutto il supporto necessario per rimpatriare i richiedenti che non hanno diritto di rimanere, e assumendosi la piena responsabilità se il rimpatrio non viene realizzato”.

La terza opzione è quella di fornire strumenti di supporto agli Stati d’approdo dei migranti per facilitarne la gestione, cioè in sostanza dare dei soldi ai paesi di confine affinché si facciano carico dei richiedenti asilo.

Prima della ricollocazione dei migranti, il piano della Commissione prevede un periodo molto breve, di cinque giorni, di screening pre-ingresso per verificare le condizioni di salute e di sicurezza legate alle persone che chiedono di entrare. Lo screening verrà fatto “al confine”, ma qui sorge il problema dei migranti che arrivano via mare. Secondo Ylva Johansson, commissaria agli Affari interni dell’Ue, non ci saranno più soluzioni “ad hoc” per le navi, come avvenuto molte volte in passato, anche in Italia, ma si dovrebbe sapere in anticipo a quali paesi saranno assegnati i migranti.

Per Von der Leyen la proposta, che dovrà essere esaminata dal Parlamento europeo e superare lo scoglio del Consiglio europeo, è “un nuovo inizio”, mentre per Schinas è “un compromesso”, che rispetta le linee rosse dei singoli governi. “L’Ue ha già dato prova in altri settori della sua capacità di fare passi straordinari per conciliare prospettive divergenti – ha detto la presidente della Commissione – ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto”.

In Italia la proposta è stata accolta con accenti diversi. Se per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il nuovo piano è “un importante passo verso una politica migratoria davvero europea”, secondo il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, è “un punto di svolta”, al quale tuttavia seguirà una trattativa “complessa e delicata”.

La proposta arriva in un periodo particolare per la maggioranza giallorossa, dopo le elezioni regionali, che vede il Partito democratico tirare la corda dalla sua parte. “Ora avanti con la modifica dei decreti sicurezza”, ha detto il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, commentando il risultato elettorale. Giocando di sponda con Bruxelles, chissà che le prossime settimane non siano quelle buone per mettere mano a uno dei provvedimenti più contestati del Conte I.