Salvini e il censimento dei Rom: su base etnica è vietato dalla legge

Riportiamo l’articolo di Nicoletta Cottone apparso su Il Sole 24 Ore il 19 giugno 2018 con il titolo “Salvini e il censimento dei Rom: su base etnica è vietato dalla legge”:

“Il vicepremier, ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini annuncia che al ministero si sta “facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”. Ha parlato dai microfoni di Telelombardia di “una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti”, ossia “rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe”. E ha detto che gli stranieri irregolari andranno “espulsi” con accordi fra Stati, ma “i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa”. Immediata la reazione di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio che si occupa della tutela dei diritti di comunità come rom e sinti che ha ricordato che “in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge”. E ha sottolineato che “i rom italiani sono presenti nel nostro Paese dal almeno mezzo secolo e a volte sono più italiani di tanti nostri concittadini”. Ecco chi sono e dove vivono in Italia secondo il rapporto annuale del 2017 dell’associazione. Italia paesi dei campi – Dati certi relativi a rom e sinti non ce ne sono. La presenza di rom, sinti e camminanti in Italia è stimata dal Consiglio d’Europa fra 120mila e 180mila persone. Secondo la mappatura 2017 dell’Associazione 21 luglio sono 26mila i rom e sinti che vivono in Italia in condizioni di emergenza abitativa: in baraccopoli formali e informali, in micro insediamenti e in centri di raccolta rom. Rappresentano lo 0,4% della popolazione italiana. In un anno secondo il report sarebbero diminuiti del 7%, da 28mila a 26mila, soprattutto per lo spostamento volontario di alcune famiglie romene verso altri paesi europei. In Italia sono 148 le baraccopoli formali distribuite in 87 comuni. Il 55% ha meno di 18 anni, l’aspettativa di vita è di 10 anni inferiore a quella italiana. Circa il 43% si stima abbia la cittadinanza italiana. In Europa l’Italia, afferma il report presentato al Senato ad aprile, è “denominata in Europa “il Paese dei campi” perché la nazione maggiormente impegnata nell’ultimo ventennio nella progettazione, costruzione e gestione di aree all’aperto dove segregare su base etnica le comunità rom”. Dove vivono – Secondo il report 16.400 vivono in insediamenti formali. Circa 1.300 persone, in prevalenza sinti, vivono in una cinquantina di micro aree collocate nell’Italia Centro-Settentrionale. Circa 1.200 rom di cittadinanza rumena nelle città di Roma, Napoli e Sesto Fiorentino abitano in immobili occupati in forma monoetnica. Poi ci sono i circa 760 rom di nazionalità italiana presenti in abitazione dell’edilizia residenziale pubblica all’interno di quartieri monoetnici nelle città di Cosenza (circa 500 persone) e Gioia Tauro (circa 260 persone). Il report segnala che nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti sono presenti per l’86% cittadini di origine rumena. I rimanenti sono in prevalenza di nazionalità bulgara. Nelle baraccopoli formali sono circa 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia: si stima che circa il

30% (3mila) sia formato da apolidi (senza cittadinanza). Le baraccopoli – Le più grandi baraccopoli informali sono concentrate nella Regione Campania. La città con il maggior numero di baraccopoli formali (17) è Roma, che è anche la città con il maggior numero di micro insediamenti informali (circa 300). Sono costituiti da roulotte, tende, baracche “fai da te” di lamiera o legno, spesso senza acqua corrente, riscaldamento, rete fognaria ed elettrica. Secondo la mappatura dell’Associazione 21 luglio, in Italia sono presenti 148 insediamenti formali, abitati da circa 16.400 persone e 2 centri di accoglienza che accolgono circa 130 individui. In 16 regioni italiane si registra la presenza di insediamenti informali e micro insediamenti abitati da circa 9.600 persone (per l’86% rom di nazionalità rumena). Il 9% di essi sono di cittadinanza bulgara, mentre i rimanenti sono cittadini italiani o originari dell’ex Jugoslavia. Il 24% del totale risulta presente in 4 mega insediamenti: Borgo Mezzanone (Foggia), Scampia (Napoli), Camping River (Roma) e Germagnano esterno (Torino). Il 73% di essi, pari a 7.000 persone circa, risulta invece presente in 5 regioni: Campania (2.100), Lazio (1.800), Piemonte (1.000), Puglia (1.100) e Lombardia (1.000). Nel corso del 2017 c’0è stato un aumento numerico dei mega insediamenti informali dovuto principalmente al “declassamento” di insediamenti in passato riconosciuti come formali, come i “campi” di Scampia e Giugliano (Napoli) e il Camping River (Roma).”