La legge sugli asili

UMBERTO CURI – corriere del veneto 22.02.17

Nel saggio che è unanimemente considerato la fondazione concettuale più rigorosa della nozione di pace, Immanuel Kant indica a quali condizioni debba corrispondere una costituzione, affinché si possa conseguire una “pace perpetua”. Non basta che la costituzione sia conforme al diritto civile e al diritto internazionale, perché è necessario che essa corrisponda anche a quello che il filosofo chiama il “diritto cosmopolitico”. Questo consiste nel “diritto che lo straniero ha di non essere trattato come un nemico a causa del suo arrivo nella terra di un altro”. Importante è sottolineare su cosa si fondi questa terza specie di diritto definito cosmopolitico. Lo dice Kant con molta chiarezza: fino a quando lo straniero rispetta pacificamente le leggi non si deve agire contro di lui in senso ostile, “perché nessuno ha più diritto di un altro ad abitare una località della terra”. Una pace non effimera, che non sia costantemente insidiata dal pericolo di convertirsi in guerra, potrà instaurarsi solo se vi sarà il rispetto universale dei tre diritti enunciati dal filosofo. Nessuno che sia provvisto di un minimo di buon senso può pretendere che i membri del Consiglio Regionale abbiano presente le argomentazioni kantiane. Diciamo che, nel modo concreto di operare, non suggeriscono esattamente l’impressione di famelici divoratori di testi filosofici o di accaniti consumatori di ponderosi trattati giuridici. Non è un esame di cultura generale ciò a cui sono chiamati (altrimenti, per inciso, se ne vedrebbero delle belle). Ciò che tuttavia si può chiedere loro, al netto di competenze specifiche, è di saper offrire motivazioni razionali a sostegno delle loro decisioni. E si vorrebbe allora conoscere su quali basi la maggioranza di centrodestra che regge la Giunta regionale del Veneto ha deciso di dare la precedenza nelle scuole per l’infanzia ai residenti nella regione da almeno 15 anni. Non è difficile intuire quale possa essere la risposta, vale a dire il rinvio a quel principio – “Prima i Veneti” – che è stato addirittura inserito nello Statuto regionale. Ebbene, è appunto questa risposta che si tratta di motivare. Perché (per riprendere il riferimento kantiano), nello stabilire un ordine di priorità, il criterio deve essere quello di “abitare una località della terra”? Quali stringenti argomentazioni, sul piano logico e dal punto di vista etico, possono essere addotte per trasformare un’appartenenza geografica in un diritto di precedenza? Per quali motivi l’essere nati o residenti in una regione debba essere considerato più importante di altre caratteristiche, quali il livello di reddito, la consistenza patrimoniale, la numerosità del nucleo familiare, l’eventuale condizione di disagio fisico o sociale? Se si riflette con un minimo di obbiettività, sarebbe stato doveroso rovesciare il criterio adottato, poiché è evidente che una famiglia residente

da oltre 15 anni può in linea di massima contare su una rete di protezione sociale, della quale viceversa sono presumibilmente privi i nuovi arrivati nella regione. Ma l’assurdità logica, e l’odiosità morale, della disposizione legislativa voluta da Luca Zaia diventa ancora più evidente ove si immagino le infinite difficoltà e contraddizioni che potranno scaturire dall’applicazione pratica della norma (a parte la presumibile violazione del diritto di uguaglianza sancito dalla Costituzione). Nel momento in cui la regola si riferisca alla geografia, e non al bisogno, come dirimere i conflitti fra quanti condividono la stessa appartenenza geografica? Prima i veronesi o prima i padovani? Prima gli abitanti del capoluogo o quelli della cintura? Prima il mio quartiere o prima un altro? Insomma, un pasticcio tecnicamente e giuridicamente insostenibile; una scelta puramente demagogica, destinata a cadere nel vuoto in sede di traduzione pratica; un’ennesima, non necessaria, testimonianza della miseria culturale di un’intera classe dirigente. Faccia uno sforzo, il Governatore della regione. Impieghi un paio di minuti del suo preziosissimo tempo per leggersi qualche paginetta di Kant. Potrebbe evitare di fare ulteriori brutte figure in futuro.