LA BABELE DI BITONCI. UMBERTO CURI – CORRIERE DEL VENETO, 25.10.2016

LA BABELE DI BITONCI

UMBERTO CURI – CORRIERE DEL VENETO, 25.10.2016

Non fa affatto piacere doverlo ammettere. Prendere atto dell’insuccesso di una manifestazione culturale, da chiunque sia stata promossa e quali che ne siano stati i protagonisti, suscita comunque rammarico. Ciò premesso, in tutta obbiettività si deve riconoscere che il festival “Babele a nord est”, fortemente voluto dal sindaco di Padova Massimo Bitonci, in sostituzione – e in aperta polemica – con la “Fiera delle parole”, ha fatto registrare risultati complessivamente deludenti, e in qualche caso perfino disastrosi. Vedere il Salone del Palazzo della Ragione, capace di ospitare fino a 800 persone, occupato da soli 32 ospiti, o la Sala Rossini del caffè Pedrocchi totalmente vuota, come è accaduto per alcuni eventi del Festival, non suggerisce compiacimento, ma soltanto un senso di tristezza. Avendo ancora nella memoria il ricordo della vera e propria fiumana di persone, di ogni età e ceto sociale, accorse lo scorso anno a seguire gli appuntamenti della “Fiera delle parole”, e non dimenticando l’atto di imperio col quale Bitonci ha imposto la cancellazione di quella manifestazione, la tentazione di cantare vittoria, rivendicando il primato della “Fiera” su “Babele” è forte. Ma non è questo il livello di ragionamento che più interessa. Non solo perché è preferibile tenere le distanze da baruffe asfittiche e provinciali, ma soprattutto perché sarebbe sbagliato formulare un giudizio su una iniziativa culturale basandosi esclusivamente sul pur significativo dato dell’affluenza. In realtà, il programma elaborato ad Vittorio Sgarbi era di tutto rispetto. Per il prestigio delle personalità coinvolte. Per la varietà dei temi affrontati. Per il coraggio di alcuni accostamenti, fra culture ed esperienze diverse. Il solo fatto di aver scelto quale filo conduttore dell’intera manifestazione il tema dell’Islam, declinato in modi diversi ma quasi sempre con la partecipazione di esponenti di rilievo della cultura islamica, ha costituito una scelta non conformista e tutt’altro che settaria. Si deve inoltre aggiungere che il curatore non si è risparmiato, prendendo parte direttamente ad una pluralità di appuntamenti, ai quali ha conferito un indubbio valore aggiunto, non riducibile alla sua sola notorietà massmediologica. Se tutto ciò (sia pure detto in grande sintesi) è vero, una domanda immediatamente si impone: che cosa non ha “funzionato”?Per quali motivi un’iniziativa potenzialmente di grande interesse, arricchita dalla presenza di nomi di rilievo, focalizzata su temi di indubbia attualità, ha riscosso un interesse complessivamente modesto? Certamente, nel tentativo di proporre una risposta, non si può lamentare l’insufficienza delle risorse disponibili. I conti esatti non sono stati ancora comunicati, ma è assodato che il budget è stato nettamente superiore (di due o tre volte), rispetto a quello necessario per la realizzazione della “Fiera”. Non resta che riconoscere un motivo di fondo: Babele non ha raggiunto gli esiti sperati perché la cittadinanza ha colto – e puntualmente disapprovato – la finalità politica e polemica soggiacente alla manifestazione, e ha conseguentemente espresso il suo dissenso con la scarsa partecipazione agli incontri in programma. Un esempio clamoroso di autogol. Ad essere bocciato, e in maniera inappellabile, non è stato Sgarbi, ma Bitonci. La volontà più volte espressa dal sindaco di caricare politicamente la manifestazione gli si è ritorta contro. Confermando un assioma che non si dovrebbe mai dimenticare. E cioè che la cultura – quella autentica – non si presta a strumentalizzazioni di sorta. E non è il terreno adatto per risse da cortile.