Lettera al “mattino di Padova” del 6 giugno 2015

Renato Rizzo

L’elenco delle performance del sindaco Bitonci è stato esposto su queste colonne dal magistrato Giovanni Palombarini (18 maggio), ma va aggiornato quotidianamente, anche se ogni tanto qualche “tramvata” arriva sul naso del Sindaco, come ad esempio il Tar che annulla l’ordinanza per la chiusura anticipata dei locali kebab. Eppure, nella maggior forza politica d’opposizione è evidente una notevole diversificazione di comportamenti. Addirittura, alla pubblicazione del “Manifesto per Padova senza razzismo e discriminazione religiosa” (luglio 2014), seguì poche ore dopo il tentativo di ironica denigrazione da parte di tale Matteo Righetto, elevato da Ivo Rossi al rango di responsabile culturale del partito, ma poco dopo propostosi come collaboratore alla corte leghista. Nessun partito d’opposizione ha attivato una vera campagna di aperto contrasto sul piano sociale, culturale e giudiziario. Su questi terreni, viceversa, si sono battuti gruppi di base (anche ecclesiali) compresi quelli storicamente definiti pericolosi sovversivi da quella parte del Pd il cui calendario è inchiodato alla data del 7 aprile 1979. Tutt’al più, alla vera sovversione dei valori di convivenza civile, beffardamente insediata a Palazzo Moroni, risponde il segretario Tale o il vicesegretario Talaltro nella rubrica delle “lettere dei lettori. Il refrain è quello dell’invito a smettere i cattivi comportamenti e a cominciare ad amministrare la città. Ma ci si rende conto di qual è il modello di città che ha in mente il Sindaco? E’ un modello basato sugli egoismi bottegai (la fiaccolata ne è una prova), sul rifiuto anche solo di incontrare il diverso perché musulmano (il caso del console del Marocco), sull’asfalto al Portello, sulla riduzione del verde, sulle mille auto al Parco Prandina, eccetera.

In tempi più recenti arriva il divieto di ospitare profughi in case private e all’immagine di un Sindaco col suo fido scudiero, immortalati davanti alla porta di una cittadina col grave torto di avere infranto quel divieto. La foto con quel dito indice come il pennello di coloro che segnavano le case degli ebrei è a ormai posta nel Guinness dei primati dell’odio, marchiando Padova in tutti i media nazionali. L’ex sindaco Giaretta li ha efficacemente definiti “teppistelli di Padova”. Ma l’on. Naccarato preferisce considerare teppista una persona come Nicola Grigion, da anni impegnato nell’allestimento di progetti di assistenza giuridica, sociale e materiale ai richiedenti asilo. Per coerenza, se l’onorevole conosce qualcuno con titoli maggiori per rivendicare il ruolo che l’ANCI ha attribuito a Grigion, ne dia nome e curriculum a chi di dovere. Se no, eviti di riprendere quel ruolo di alfaniano d.o.c. già rivestito quando gli toccò, mesi fa, assumere le difese di Alfano investito dalla mozione di sfiducia presentata da Sel. Si può immaginare che sia toccato a lui perché nessuno dei grossi calibri del Pd se la sia sentita di accettare quel compito ingrato, più adatto a uno dei peones con minore risonanza mediatica. Si arriva a “Padova accoglie” (15 maggio), grazie all’impegno di una serie di organismi eterogenei ma accomunati dalla voglia di offrire il volto migliore della città. E’ stata una sfida vinta non solo sul piano numerico (molto più del doppio della cimiteriale fiaccolata), ma soprattutto sul piano dei valori e dei sentimenti espressi: una distanza siderale, sotto gli occhi dell’opinione pubblica nazionale. Non se n’è accorto il segretario provinciale Massimo Bettin, che pochi giorni fa su questo giornale è riuscito a ignorare l’evento del 15 maggio, limitandosi a dire che a “piazza Garibaldi” c’era più gente che alla sfilata dei commercianti. Bontà sua. Il cielo sopra Padova (scomodando Wim Wenders) continuerà a essere grigio cupo finché tutti i soggetti impegnati a rischiararlo non si sforzeranno di trovare un terreno comune, accantonando voglie di leadership e timori di contaminazione con presunti sovversivi nell’ombra, preti, frati e suore compresi.