La lotta all’accattonaggio

Di UMBERTO CURI

Sul tema della lotta contro l’accattonaggio molesto, e più in generale dei provvedimenti per migliorare la sicurezza nelle città venete, si sta ripetendo lo stesso sciagurato copione già sperimentato in passato con la questione degli immigrati. Da un lato, la Lega Nord, rivitalizzata dal piglio combattivo del neo segretario Salvini, cavalca con cinica spregiudicatezza i timori e le ansie (come si vedrà, in gran parte immotivati) dei cittadini, puntando ad alimentare l’insicurezza, piuttosto che a ridimensionarla. Dall’altro lato, il centrosinistra veneto ribadisce la sua cronica subalternità, limitandosi a rincorrere pateticamente gli avversari politici sul loro stesso terreno, apparendo inevitabilmente meno credibile e meno efficace sul piano delle proposte e delle iniziative. L’esito largamente scontato di questo processo sembra essere già scritto: come è avvenuto per le elezioni amministrative a Padova alcuni mesi fa, il prossimo anno saranno Zaia e il centrodestra a prevalere nella competizione per la poltrona di governatore regionale. E il centrosinistra mancherà ancora una volta quella che avrebbe potuto essere un’occasione storica, vale a dire la conquista del governo regionale.

Proviamo a indicare schematicamente per punti quale dovrebbe essere un percorso che inverta questa tendenza apparentemente inesorabile. Il primo. Stando alla relazione annuale del Procuratore generale di Venezia, Padova è una delle città più sicure d’Italia; lo stesso, con lievi differenze, si può dire anche per gli altri capoluoghi regionali, nei quali da alcuni anni si registra una continua diminuzione dei reati più invisi ai cittadini, quali i furti negli appartamenti e la piccola criminalità da strada. Da ciò risulta che, dati oggettivi alla mano, sarebbe anzitutto necessario sdrammatizzare il clima di città assediate dalla delinquenza, propagandato strumentalmente dalla Lega. Il secondo passo da compiere potrebbe sembrare – ma non è – contraddittorio rispetto al primo. Le statistiche ai cittadini interessano fino ad un certo punto. Ed è inoltre inutile discettare sulla differenza fra l’insicurezza effettiva e la percezione soggettiva di essa. Il problema c’è – inutile negarlo. Anzi, una forza politica che si candidi al governo della regione non può che registrare una diffusa sensibilità a questo problema, che va dunque affrontato con decisione e coerenza, possibilmente il giorno prima, e non il giorno dopo, le elezioni. Ma, e questo è il terzo passo, è proprio questo il terreno sul quale finora il Partito democratico ha mostrato in maniera palese la sua inadeguatezza, denunciando drammatici limiti culturali, prima ancora che di iniziativa politica. Ciò che si tratterebbe di dimostrare, infatti, è che le misure assunte dai sindaci di centrodestra per combattere l’accattonaggio molesto non sono soltanto odiose o disumane (aspetto, questo, assai poco interessante per una larga fetta della popolazione). ma sono controproducenti e inefficaci. Nel primo caso, perché divulgano a livello nazionale e internazionale un’immagine del Veneto inospitale e militarizzato, assai nociva per una delle principali risorse economiche, quale è quella del turismo. Nel secondo caso, perché è fin troppo evidente che se l’obbiettivo che si vuole colpire non sono i poveracci della manovalanza, ma il racket che li organizza e li sfrutta, multare gli accattoni o trattenerli preso il comando della polizia urbana non può sortire alcun effetto concreto e serve solo a ingannare i gonzi.

Di qui un’opportunità ghiotta per una forza quale il PD, che si dichiara riformista: sfidare la Lega su questo stesso terreno, mostrando l’insufficienza e la miseria di una linea di governo capace di “fare cinema”, ma alla prova dei fatti clamorosamente inadeguata. Un’iniziativa forte, tecnicamente e culturalmente attrezzata, dalla quale emerga lo scarto fra un soggetto politico che vive parassitariamente  sulla drammatizzazione delle emergenze, e un partito in grado di governare i processi di sviluppo di una società complessa. Volete scommettere? Anche questo ragionevole appello rimarrà inascoltato.