IL CLOCHARD DAL VERO, DECOSTRUENDO GLI STEREOTIPI.

Mattino di Padova giovedì 21/8/2014

Alla fine i nodi vengono al pettine. L’avevano detto, preconizzato e promesso i paladini della nuova sicurezza in città, candidati sindaci e assessori: guerra all’accattonaggio, “pulizia” delle strade dal “degrado”, videosorveglianza, tolleranza zero, militarizzazione della polizia locale, dislocamento del controllo. E  adesso lo stanno facendo, a modo loro, cioè non ripristinando il tessuto sociale e andando a fondo nelle problematiche implicate ( come dimostra la situazione della stazione), ma con singoli atti puramente simbolici: Lo sfratto di una famiglia di sinti, pur assistita da un notissimo e stimatissimo  religioso; ora l’ammanettamento e la brutale rimozione di un homeless, affetto da una grave ed evidente menomazione fisica, sotto gli occhi di tutti. Ma quando le promesse di sicurezza contro gli enfatizzati nemici pubblici diventano realtà, la gente non ci sta. Le immagini e le aspettative entrano in conflitto. Quel guazzabuglio di emotività, di malessere, di risentimenti, di sfiducia, di luoghi comuni, di preoccupazioni, ma anche di pietà e di umanità, che si aggroviglia attorno al tema della sicurezza, si dipana almeno in parte di fronte alle persone concrete, ai protagonisti reali dell’esercito dei “nemici” e degli invasori. Emergono dimensioni diverse, che pure potevano essere presenti nella “domanda di sicurezza” degli orientamenti elettorali.Allora le motivazioni del voto per i profeti dell’ordine metropolitano si incrinano, le certezze rassicuranti vacillano. Di fronte alle situazioni concrete delle persone fisiche, alle loro storie, gli stereotipi si destrutturano, il gioco non regge più. Il fatto è che dietro a ogni “nemico”, a ogni immigrato, detenuto, mendicante, tossicodipendente, senza casa, anche dietro i comportamenti meno accettabili e più drammatici, c’è una persona, una storia, un insieme di desideri, di tentativi, di fallimenti, propri di ogni essere umano. Perché bisogna aspettare il suicidio, il naufragio, lo scandalo, il dramma, la palese e inaccettabile ingiustizia per rendersene conto? Allora le retoriche della “0 tolerance” rivelano tutta la loro inconsistenza. Ma anche il semplice appello ai sentimenti di umanità e la ricerca di dialogo rischiano di restare invischiati nell’ambivalenza dei modelli culturali diffusi, così come negli strumentalismi del mondo della politica e dei suoi linguaggi. A fronte di queste riflessioni alcuni riferimenti vanno messi a fuoco. La sicurezza è il prima battuta una questione di diritto e di diritti. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 115/2011, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 54 della legge 92/2008 ,” limitando il potere di emanare ordinanze a tutela dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana ai casi in cui sussistano presupposti di contingibilità e urgenza, a condizione della temporaneità dei loro effetti e, comunque, nei limiti della concreta situazione di fatto che si tratta di fronteggiare”( ANFP). I riferimenti vanno ai principi costituzionali dell’eguaglianza e della riserva di legge nella limitazione della libertà delle persone artt. 3 23, 97).Non solo, nel vuoto applicativo, ordinanze di questo genere prosperano, sull’onda delle propagande sicuritarie, ma, come nel caso del clochard in questione, il comportamento degli agenti risulta un atto del tutto arbitrario, motivato e legittimato in modo emblematico solo dal clima e da questo tipo di orientamenti, rispondente a puri criteri di prassi e di scelte di modalità d’intervento, a fronte di un comportamento ( il rifiuto di pagare una multa, per quanto accompagnata, a quanto risulta dalla lacerazione del documento) del tutto legittimo e azionabile nelle procedure di ricorso previste, di cui gli agenti avrebbero dovuto informare l’interessato. E’ invece evidente dalla cronaca l’escalation di una coercitività smisurata agita teatralmente contro una figura simbolo del “degrado”, legittimata da un clima e una cultura che debordano i limiti della legge. Per non parlare dei principi e dei testi posti a tutela dei diritti umani, che a fronte di questi e di molti altri consimili casi restano totalmente lettera morta. Solo la capacità e la volontà di capire, prevedere e gestire le situazioni di marginalità e di disagio possono prevenirne gli esiti più insicurizzanti, nell’interesse di una collettività non solo diffusamente afflitta dalla crisi, ma anche da inacettabili strumentalità per catalizzare il consenso politico.

 

Giuseppe Mosconi

Ordinario di Sociologia del diritto.