Il Sindaco Massimo Bitonci firma un’ordinanza rivolta a “profughi” e stranieri privi di permesso di soggiorno con la scusa della prevenzione dalle malattie infettive
Giustamente qualcuno ha accostato il nuovo provvedimento annunciato dal Sindaco di Padova al medievale “certificato” di sanità”, unico documento che consentiva, ai tempi della peste, di fare ingresso nelle città. Come allora, anche oggi, l’editto cittadino sembra avere un fondamento umoralpatologico. Ma il Sindaco di Padova non è un medico, è l’amministratore di una città e la sua “diagnosi”, così come l’attività di “prevenzione”, hanno poca a che vedere con la realtà degli studi scientifici. Piuttosto gli umori di Bitonci sono strettamente connessi alla sua volontà di legittimare la “cura” che vorrebbe somministrare, non tanto alla diffusione dell’ebola, ma più semplicemente come ricetta politica di goveno della città: “via tutti da qui”.

Anche quando si parla di salute e malattie, torna in campo insomma la politica del confinamento.
Bitonci nel suo video-messaggio aveva inizialmente ipotizzato un’ordinanza contro tutti gli “africani”. Poi il ripiego dell’ultima ora ha “circoscritto” l’obbiettivo su due particolari “categorie”, ovviamente di migranti: chi deve soggiornare in struttere di accoglienza (i cosiddetti profughi che arrivano dalle guerre) e gli immigrati privi di permesso di soggiorno.
Il provvedimento è basato sulla facoltà del Sindaco di intervenire con provvedimenti indifferibili ed urgenti in casi di pericolo per la salute pubblica.
Di contro la “selezione” della platea dei destinatari dell’atto sembra immediatamente sollevare dubbi sotto il profilo della sua legittimità. In primo luogo perché, se il Sindaco dispone di poteri in campo di tutela della salute pubblica, i sui provvedimenti devono sempre e comunque rispondere a criteri di ragionevolezza. Deve insomma essere veramente utile a far fronte al problema. O il Sindaco predispone una frontiera vera e propria lungo i confini del territorio comunale per non far entrare ed uscire nessuno dal territorio padovano (ma non vorremmo dare spunti per iniziative grottesche) oppure difficilmente è pensabile di far fronte alla diffusione della malattia (e neppure così, vedi il caso della Liberia, funziona).
Dall’altro lato proprio l’individuazione di particolari categorie di persone come potenziali “untori” rende ancor più improbabile e discriminatorio l’atto, se fosse emesso così come annunciato. L’ebola, così come la scabbia o altre malattie infettive, non rispondono certo alle norme della Bossi-Fini e neppure alle retoriche dell’invasione. A Bitonci forse piacerebbe, ma il sindaco può stare tranquillo, i “lazzareti” contro l’immigrazione (i CIE) esistono già con tanto di periodo di “quarantena” (diciotto mesi, che verranno forse ridotti a tre).

L’ordinaza in partiolare prevede
Il divieto di dimora, anche occasionale, presso qualsiasi struttura di accoglienza, per persone prive di regolare documento di identità e di regolare certificato medico rilasciato dalla competente Unità Locale Socio Sanitaria attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare. Quindi anche per persone di nazionalità italiana.
L’obbligo, da parte dei soggetti privi di regolare permesso di soggiorno ovvero di tessera sanitaria ed individuati nel corso di accertamenti da parte della Polizia Locale, di sottoporsi entro 3 giorni a visite mediche presso la competente Unità Locale Socio Sanitaria allo scopo di verificarne le condizioni sanitarie, soprattutto in relazione all’eventuale presenza di malattie infettive, quali ad esempio la TBC, l’Ebola, la scabbia, l’epatite;
In ogni caso l’ordinanza del Sindaco suona già come un atto di propaganda.
Non solo le rassicurazioni sui controlli effettuati in Sicilia dalle autorità sanitarie, ma la stessa Simit (Società Italiana per le Malattie Infettive e Tropicali) ci dice che “i migranti che giungono sulle coste siciliane non rappresentano un rischio di importazione della malattia da virus Ebola: il viaggio che tali individui affrontano per raggiungere il nostro paese è lungo mesi, via terra e via mare e la malattia, che presenta un periodo di incubazione di circa 10 giorni e che da subito è altamente debilitante, impedirebbe loro di arrivare in Italia.”
Sembra poi paradossale che, proprio chi pochi anni fa voleva negare ogni tipo di cura ai migranti privi di permesso di soggiorno (ricordate le polemiche sul pacchetto sicurezza e la norma, poi mai approvata, voluta da Maroni, che imponeva l’obbligo di segnalazione da parte dei medici?) oggi voglia imporre il certificato medico agli stessi migranti “irregolari”.
Esistono decine di studi sulla diffusione di malattie infettive, tra cui scabbia o tubercolosi, legate alla possibilità di trasmissione da parte di chi arriva in Europa dall’Africa. Tutti concludono affermando che le eventuali malattie vengono contratte dai migranti, nella stragrande maggioranza dei casi, o durante le tappe del viaggio che sono costretti a fare in condizioni disumane, o, nella stragrande maggioranza dei casi, a causa delle condizioni di vita a cui i migranti sono costretti, una volta entrati in Italia. Il tema allora non dovrebbe essere tanto quello della caccia all’”untore”, profugo o “clandestino” che sia, quanto piuttosto quello delle condizioni indegne a cui questo paese, il Sindaco di Padova in testa, condanna i richiedenti asilo, i rifugiati, i migranti. Ma ancora più in là, ogni persona costretta alla povertà.
Si tratterebbe semmai di potenziare il sistema di accoglienza per far fronte all’arrivo di chi legittimamente esercita il suo diritto di fuggire dalla guerra, di potenziare la tutela sanitaria, di costruire veri percorsi di ingresso garantito che sottraggano queste persone dalle mani dei trafficanti, da condizioni di viaggio inumane, dal rischio di venire inghiottiti dal mare. Ma capiamo le serie difficoltà di Bitonci ad affrontare il tema. D’altronde, come ricordato da Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa, il primo cittadino padovano è alle prese con un’altra pesante e rischiosa malattia infettiva e a rischio contagio, capace di mietere molte più vittime dell’ebola: il razzismo.
L’atto è stato pubblicato ed i nostri legali, quelli dell’Associazione Razzismo Stop e di altre associazioni, sono già al lavoro per studiare i suoi effetti, e la possibilità di impugnare immediatamente questa ordinanza.
Lanciamo fin da ora un appello ai cittadini di Padova, che sappiamo essere ben lontani dal pensiero del nuovo sindaco, per promuovere insieme (se ne verificheremo le condizioni), in maniera collettiva, questa azione legale già dai prossimi giorni.
Perchè l’ebola abbonda sulla bocca degli stolti.

Autore: Nicola Grigion